Richiesta di convocazione del Referendum sul Fondo e sugli zainetti


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Cosa stanno facendo la Banca e i Sindacati per il Fondo Pensione e gli zainetti ?

Nessuno lo sa.
L’ Associazione Pensionati della Cassa di Risparmio di Firenze ha di nuovo chiesto la convocazione del refrendum ed ha inviato al Fondo Pensioni CRF e alla Banca una richiesta a tutela degli iscritti per sbloccare questa assurda situazione.

Ecco il testo della nostra lettera:

Spett. Fondo di Previdenza per il Personale della Cassa della Cassa di Risparmio di Firenze
Spett. Intesa Sanpaolo Spa

e per conoscenza:

Al sig. Presidente del Fondo
Ai sigg.  Consiglieri del Fondo
Ai sigg. Sindaci del Fondo

A mezzo PEC
Oggetto: Richiesta di Referendum per le modifiche statutarie presentata il 12 febbraio 2019

La scrivente Associazione Pensionati CRF ha la veste di Comitato Promotore della richiesta di Referendum per le modifiche statutarie firmata validamente da n. 1362 iscritti, e notificata a Voi in data 12 febbraio 2019.

Tale richiesta, regolarmente prevista dallo Statuto del Fondo (art. 7), è stata – secondo le nostre valutazioni – oggetto di un comportamento dilatorio e non è stata ancora seguita dagli adempimenti conseguenti a carico del Fondo e prima ancora (ove necessari) della Banca.

Inizialmente si è voluto attendere la emanazione di un apposito Regolamento da parte del Fondo, salvo poi doverne riconoscere la irrilevanza ai fini della nostra richiesta, poiché questa è anteriore al Regolamento stesso (vedi lettera del Fondo ai firmatari datata 8 novembre 2019).

Successivamente si è voluto procedere ad una inusuale richiesta di “conferma” rivolta a tutti i firmatari (“Qualora Tu non avessi più interesse ad avviare tale iter, non dovrai restituirci alcunché”). Quindi tale richiesta non si è limitata all’autografia della sottoscrizione, ma è stata estesa anche alla persistenza della volontà di richiesta – a nostro avviso illegittimamente – per di più attribuendo in modo arbitrario alla eventuale mancata risposta il significato di silenzio – dissenso.

La Banca, cui spetta la eventuale possibilità di prendere posizione sulla richiesta, non si è pronunciata ed è rimasta in una posizione di mero silenzio. Deve tenersi presente che le modifiche statutarie richieste non comportano alcun aggravio finanziario a carico della Banca e quindi la rendono carente di un interesse giuridicamente apprezzabile ad opporsi.

Il Fondo è tuttora in attesa di una risposta della Banca, pur avendoci comunicato fin dal 2 aprile 2020 (PEC delle ore 14,54) che “Il Consiglio di Amministrazione del Fondo, nel corso della seduta del 20/03 u.s., ha deliberato di comunicare a Intesa Sanpaolo, ai sensi dello Statuto, l’intervenuta verifica, con esito positivo, di oltre 500 richieste di referendum come indicato nella PEC del 12/02/2019 trasmessa all’ente dall’Associazione Pensionati CR Firenze”.

Dunque da circa otto mesi si attende un’eventuale, ed a questo punto irrilevante, risposta della Banca, che mai ha ritenuto di pronunciarsi.

Lo Statuto del Fondo all’art. 7 non prevede alcun termine per l’ “assenso del CdA della Cassa”, e nemmeno lo prevede il “Regolamento per lo svolgimento del referendum” (benchè irrilevante) all’art. 4, in cui ci si limita a prevedere che “Il Consiglio di Amministrazione, entro sessanta (60) giorni dalla comunicazione da parte di Intesa San Paolo dell’assenso di cui all’art. 7, comma 2, ultimo punto, dello Statuto, delibera di sottoporre a Referendum la Proposta di Modifica dello Statuto”.

Tale semplice “assenso” della Banca, cui fa riferimento lo Statuto del 2011, non richiede particolari requisiti di forma, mentre lo Statuto precedente del Fondo richiedeva per il referendum un requisito molto più pregnante e formale, ovvero la previa deliberazione conforme dei Consigli di Amministrazione del Fondo e della Cassa.

Di conseguenza il mero “assenso” della Banca ben può essere dato anche in forma tacita secondo le previsioni di legge.

Non essendo previsto uno specifico termine dallo Statuto o dal Regolamento, e non potendo certo ammettersi che un silenzio della Banca (per di più in una situazione di carenza di interesse) possa bloccare a tempo indeterminato una legittima richiesta degli iscritti, si deve individuare un termine nelle norme di legge.

In proposito va osservato che, a seguito del persistente silenzio della Banca, si è ormai formato – ai sensi dell’art. 2 della Legge 241/90 – il silenzio – assenso ivi previsto, essendo ormai decorsi sia i trenta giorni di cui al comma 2 e sia i 90 giorni di cui al comma 3.

Va evidenziato che tale legge si applica non solo alla Pubblica Amministrazione, ma altresì ai soggetti privati che esercitano una attività di pubblico interesse, poiché (come si legge all’art. 22, lett. e)), si intende “per “pubblica amministrazione”, tutti i soggetti di diritto pubblico e i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario” (si veda, con particolare riferimento ai Fondi Pensione, la recente sentenza del TAR Lazio n. 11793 del 2019). In ogni caso ed in via subordinata è evidente che tale normativa può applicarsi comunque come espressione di un principio generale ai sensi dell’art. 12, comma 2, delle Disposizioni sulla legge in generale.

Infine si ha notizia da parte sindacale di una inammissibile ripresa di trattative sindacali proprio sulle questioni oggetto della richiesta di referendum (vedi Volantino Falcri del 23 settembre 2020, in cui si legge che “attendiamo, quindi, e sollecitiamo l’apertura di un tavolo di trattativa che vedrà impegnate le Organizzazioni Sindacali e l’Azienda”) malgrado la diffida notificata da questa Associazione alla Banca ed alle Organizzazioni Sindacali (vedi ns. PEC del 29 aprile 2020 ore 18,35 con cui si chiede che “le c.d. “Fonti Istitutive” si astengano da qualsiasi trattativa sulle materie oggetto della richiesta di referendum”).

Dobbiamo aggiungere che, proprio per la CR Firenze, la Cassazione ha escluso la rappresentatività dei sindacati per i pensionati e la vincolatività di un loro accordo sindacale (sentenza sul FIP del 4 giugno 2019 n. 15.164). Per di più per 502 ricorrenti la questione è ormai anche coperta dal giudicato.

Né i sindacati potrebbero accampare la loro asserita veste di “Fonti Istitutive” di un Fondo Esonerativo che non è stato certo istituito non con un accordo sindacale dalle odierne sigle sindacali (che all’epoca magari neppure esistevano), ma invece con un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR n. 439 del 1963). Questo è addirittura confermato, se mai ve ne fosse bisogno, dallo stesso Statuto vigente del Fondo, che all’art. 7 si riferisce alla “fonte istitutiva” al singolare anziché al plurale.

Infine non si può ignorare il fatto che il patrimonio del Fondo è tuttora vincolato alla destinazione di cui all’art. 5 del Decr. Leg.vo 357/90.

In tale contesto, preso atto della mancanza di ogni qualsiasi comunicazione della Banca, la scrivente Associazione

CHIEDE

a codesto Fondo la convocazione del Referendum sulle modifiche statutarie richieste dagli iscritti.

Si chiede urgente riscontro alla presente, evidenziando che in difetto ci si riserva non solo la segnalazione alla Covip, ma anche ogni azione giudiziaria – anche cautelare – nelle sedi competenti, non essendo certo preclusiva la “clausola compromissoria”  di cui all’art. 12 del Regolamento, sia per la già riconosciuta irrilevanza dello stesso Regolamento e sia perché si tratta di materia sottratta alla disponibilità delle parti.

Nella speranza di non dover arrivare a tanto, si porgono i migliori saluti.

Firenze, 2 dicembre 2020

Associazione Pensionati CR Firenze
Il Presidente Roberto GATTAI