Il FIP: la nostra vittoria finale in tutte le cause, anche in Cassazione


Abbiamo vinto tutte, ma proprio tutte, le cause sul FIP !!

Abbiamo vinto anche l’ultima sentenza finale in Cassazione (clicca qui) e quella del secondo gruppo di pensionati presso il Tribunale di Firenze (clicca qui).
Forse qualcuno nei sindacati dovrà farsi un esame di coscienza, per aver firmato nel 2009 a danno dei pensionati un accordo dichiarato poi illegittimo anche dalla Cassazione.

Adesso la Banca dovrà non solo riconoscere la reversibilità al momento del decesso (come già faceva dal 2017 in base al nostro accordo: clicca qui), ma dovrà anche pagare la perequazione automatica a tutti a partire dal 2010.

Le cause riguardano solo coloro che NON avevano “zainettato” il FIP nel 2010 (poichè chi aveva “zainettato” aveva firmato la chiusura tombale di ogni rapporto con il FIP).

Le cause sono state promosse e sostenute dall’ Associazione Pensionati, e vi avevano aderito due gruppi di pensionati, in tempi diversi:

  1. i primi 502 pensionati, che hanno vinto tutti i tre gradi di giudizio, difesi dall’ Avv. Iacoviello: in primo grado, in appello, ed in Cassazione;
  2. i successivi 42 pensionati, che hanno vinto (dopo la sentenza di Cassazione del primo gruppo) in primo grado e con una sentenza che probabilmente neppure verrà più appellata dalla Banca.
  3. Vi sono poi ulteriori 217 pensionati iscritti al FIP, che non avevano mai aderito alla causa, ma che l’Associazione Pensionati ha recentemente sensibilizzato perchè anche loro ottengano gli stessi diritti dei loro colleghi.

Naturalmente questi 217 “ritardatari” per essere inseriti nell’accordo finale devono conferire apposita delega all’Associazione Pensionati ed all’Avv. Iacoviello affinchè possano essere da loro tutelati. La maggior parte di loro lo hanno già fatto, ed aspettiamo ancora (per non molto tempo) gli ultimi interessati.
Affrettatevi !!!!!

La Banca Intesa Sanpaolo (subentrata alla nostra CR Firenze) ha già dichiarato di voler chiedere al Fondo Pensioni di Gruppo di ricalcolare il cedolino della pensione, pagando le somme dovute, per chi ha fatto la causa.

Ma come funziona questo pagamento ?

Vediamolo insieme.

Il nostro FIP è stato istituito nel 1985, ed includeva sia i pensionati della Banca che quelli dell’Esattoria.
Per quelli della Banca il FIP era una pensione aggiuntiva rispetto al Fondo Pensioni ex esonerativo, per cui si finì per percepire tre pensioni:
1. INPS
2. Fondo ex esonerativo, divenuto oggi Fondo Integrativo
3. FIP

Invece i pensionati dell’Esattoria (che non erano iscritti al Fondo ex esonerativo), avevano due pensioni:
1. INPS
2. FIP (di importo più consistente dei pensionati della Banca, proprio perché non avevano la pensione del Fondo ex esonerativo).

In data 27 luglio 2009, inaspettatamente, la Banca comunicò il suo recesso dal FIP, e poco dopo, l’ Accordo Sindacale stipulato con la FALCRI in data 4 novembre 2009 (clicca qui), abolì le future pensioni di reversibilità e bloccò per sempre la perequazione della pensione.
I Sindacati, con la FALCRI in testa, manifestarono grande soddisfazione per l’ Accordo con l’apposito volantino del 4 novembre 2009.

Numerosi pensionati “zainettarono” la loro posizione (chiudendo quindi ogni rapporto con il FIP), e tutti gli altri vennero trasferiti al Fondo Banco di Napoli, con una pensione “congelata” per sempre e senza reversibilità.

Per chi rimase nel FIP, senza “zainettare”, la pensione del FIP (già erogata dalla Banca CR Firenze fino al 2010), passò quindi a carico del Fondo Banco di Napoli fino a tutto il 2018, ed oggi dal Fondo di Gruppo Intesa (a prestazione definita) dal 2019.

L’Associazione Pensionati fece partire subito le cause, e vinse sia in primo grado che in appello, ma la Banca presentò il ricorso in Cassazione.
Le cause riguardavano due distinti diritti:
– la reversibilità
– la perequazione automatica

Nel 2017 la Banca e l’Associazione Pensionati stipularono un Accordo transattivo sulle cause relative al FIP (clicca qui), a queste condizioni:

1. Sulla reversibilità la Banca rinunciava al suo ricorso in Cassazione, e si impegnava a pagare in ogni caso la reversibilità quantomeno in forma di “zainetto” oppure (a certe condizioni) in forma di pensione mensile.

2. Sulla perequazione la causa sarebbe invece continuata in Cassazione, la cui sentenza avrebbe deciso definitivamente chi aveva ragione o torto.
Nel frattempo, in attesa della sentenza della Cassazione, la Banca avrebbe pagato provvisoriamente la perequazione (con riserva) ai 502 ricorrenti che avevano già vinto in primo grado ed in appello.

La Cassazione ha emesso la sua sentenza definitiva in data 4 giugno 2019 e, con nostra enorme soddisfazione, ha dato ragione ai pensionati. Si tratta della sentenza del 4 giugno 2019 n. 15164/19.
Per una approfondita analisi giuridica della sentenza si può consultare il sito dello Studio Legale Iacoviello, all’apposito articolo: Fondi Pensione: la Cassazione toglie i poteri alle Fonti Istitutive.

Cosa succede ora ?

– per i 502 ricorrenti del primo gruppo (che avevano percepito gli arretrati dal 2017) la Banca deve pagare l’eventuale conguaglio e correggere definitivamente l’ aumento mensile nel cedolino del FIP (oggi pagato dal Fondo di Gruppo) dal 1° gennaio 2020;
– per i 42 ricorrenti del secondo gruppo (che erano partiti in un secondo momento), il Tribunale di Firenze in questi giorni ha nuovamente condannato la Banca, applicando il principio già affermato dalla Cassazione. Adesso questi 42 ricorrenti dovranno percepire sia gli arretrati dal 2010 e sia avere la correzione definitiva del cedolino, con l’aumento mensile a partire dal gennaio 2020.
– per i 217 NON ricorrenti che non avevano ancora aderito ad alcuna causa (e a condizione che NON avessero zainettato nel 2010), l’ Associazione Pensionati e l’ Avv. Iacoviello stanno trattando con la Banca la sistemazione definitiva sia degli arretrati che dell’aumento mensile sul cedolino dal 1° gennaio 2010.
Chi – di questi 217 – non avesse ancora conferito la delega, si deve affrettare e procedere come segue:
1. essere iscritto all’Associazione Pensionati (clicca qui)
2. firmare il modulo di delega (scarica qui) e farlo pervenire all’Associazione.


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